Nel nome dei figli

L'Italia è il Paese democratico con il più alto numero di vittime civili di una guerra mai dichiarata.Il periodo che va dal Secondo Dopoguerra ai primi anni '90 ha visto infatti il succedersi, da sud a nord d'Italia, di una serie di sanguinose stragi e attentati terroristici che hanno scosso profondamente le fondamenta democratiche del nostro Paese. Questi attentati - di matrice “nera”, “rossa” e mafiosa” - hanno colpito selettivamente o indiscriminatamente sindacalisti, uomini politici, magistrati, giornalisti e soprattutto una popolazione civile inerme di ogni età, ceto e provenienza.

Nella maggior parte dei casi mandanti ed esecutori materiali di tali stragi sono rimasti impuniti nonostante le varie associazioni dei familiari delle vittime di tali stragi si stiano battendo da anni per avere “giustizia e verità”. Oltre a ciò, la complessa definizione di una verità giudiziaria sulle stragi che hanno colpito l'Italia dal dopoguerra si accompagna ad un grande gap culturale ed informativo che riguarda ampie fasce della popolazione italiana ed in particolar modo i giovani.

“Nel nome dei figli” si propone di sensibilizzare ed informare la società civile sulla storia più controversa d'Italia (una storia che purtroppo non viene ancora insegnata nelle nostre scuole), attraverso i volti dei familiari delle vittime ed i luoghi delle relative stragi ad oggi. Ponendo l'accento sul passaggio intergenerazionale della memoria all'interno dei nuclei familiari delle vittime di tali attentati. E sull'importanza dei giovani (figli e i nipoti delle vittime) in quanto custodi privilegiati e portatori di una testimonianza che dovrebbe diventare memoria condivisa da tutta la società ed in particolar modo delle giovani generazioni.

 

Il progetto è promosso dall'Associazione Pereira in collaborazione con :

 

 -  Unione familiari vittime per stragi (Associazione dei familiari delle vittime delle stragi di: Piazza Fontana; Piazza della Loggia; Treno Italicus;

    Stazione di Bologna; treno Rapido 904; Via dei Georgofili, Firenze);

 

 -  Associazione Ginestra (associazione dei familiari delle vittime della strage di Portella della Ginestra del 1° maggio 1947);

 

 -  Rita Borsellino (Europarlamentare, sorella del magistrato Paolo Borsellino);

 

 -  Maria Fida e Luca Moro (rispettivamente figlia e nipote del Presidente Aldo Moro);

 

 -  Associazione Paolo Pedrelli – Archivio Storico Sindacale.

 

Strage di Via d'Amelio

Strage di Via d'Amelio

Rita Borsellino, nata a Palermo il 2 giugno del'1945. Europarlamentare e sorella del magistrato Paolo Borsellino, in seguito all'assassinio del fratello (Palermo, 19 luglio 1992).Rita entra in politica impegnandosi attivamente nella lotta contro la mafia e partecipando anche a diversi percorsi sull'antimafia nelle scuole di tutta Italia. Nel 1995 fonda, insieme a Don Luigi Ciotti, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie.

Via d'Amelio 2011

Via d'Amelio 2011

Il 19 luglio del 1992 in via Mariano d'Amelio a Palermo, una Fiat 126 contente circa100 kg di tritolo viene fatta esplodere uccidendo il magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L'esposione avviene mentre il magistrato si apprestava a suonare il citofono dell'abitazione in cui vivevano la sorella Rita e la madre. Sul luogo della strage è stato piantato un ulivo.

Strage del Rapido 904

Strage del Rapido 904

Marco Vastarella, nato a Napoli il 9 ottobre del 1981. Il padre di Marco, Abramo Vastarella, perse la vita nella strage del rapido 904. La famiglia di Abramo era originaria di Napoli ma si era trasferita a Monza per motivi di lavoro. Quel tragico 23 dicembre Abramo stava risalendo da Napoli, dove si era recato per fare gli auguri ai suoi familiari, per passare il Natale a Monza insieme a sua moglie e ai suoi tre figli. Marco aveva 3 anni quando perse il padre.

Grande Galleria dell'Appennino 2011

Grande Galleria dell'Appennino 2011

Il 23 dicembre del 1984 un ordigno esplode sul treno rapido n.904 mentre percorreva la Grande Galleria dell'Appennino, tra i comuni di Vernio e San Benedetto Val di Sambro. Gli attentatori attesero che il veicolo penetrasse nel tunnel, per massimizzare l'effetto della detonazione. Il treno era pieno di passeggeri che rincasavano o andavano in visita ai parenti per le festività natalizie. L'attentato provoca 16 morti e 267 feriti.

Strage alla stazione di Bologna

Strage alla stazione di Bologna

Bruna Negrini (29/12/1932) e la nipote Lisa Biancospini (28/10/1995). Bruna ha perso la figlia nella strage alla Stazione di Bologna. Rita Verde aveva 23 anni, quando morì presso gli uffici amministrativi della Cigar, posti sopra la sala d'attesa della stazione. Lisa fa parte dell'Associazione Familiari vittime della Strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, che da anni lotta per la verità e affinché non si dimentichi quanto accaduto.

Stazione di Bologna Centrale 2011

Stazione di Bologna Centrale 2011

Il 2 agosto del 1980 un ordigno a tempo esplode nella sala d'attesa della stazione di Bologna, Centrale gremita di gente in partenza o di ritorno dalle vacanze. Il bilancio è di 85 morti e 200 feriti, alcuni dei quali in condizioni gravissime. In memoria del sanguinario attentato nel muro della sala d'attesa della stazione è stato creato uno squarcio e al suo fianco è stata posta una lapide con i nomi delle vittime.

Assassinio Aldo Moro

Assassinio Aldo Moro

Maria Fida Moro (17/12/ 1946) e il figlio Luca Moro, (18/09/1975). Maria Fida è la primogenita dei quattro figli dell'ex presidente della DC Aldo Moro e la madre di Luca. Luca è il nipotino amatissimo di Moro. Entrambi vorrebbero che ai familiari delle vittime di quella e altre stragi venisse data più voce e dignità. Anche per questo Luca, oggi musicista e compositore, nei testi delle sue canzoni parla spesso del nonno. Lo ricorda “in nome della verità e dell'amore che sempre vince”.

Scorcio di via Caetani 2011

Scorcio di via Caetani 2011

La mattina del 16 marzo 1968 l'onorevole Aldo Moro viene sequestrato in via Mario Fani da un commando delle BR che uccidono cinque uomini della sua scorta. Dopo una prigionia di 55 giorni, Il 9 maggio il corpo di Moro fu trovato senza vita nel bagagliaio di una Renault 4 parcheggiata in via Caetani. Durante il periodo della sua detenzione, Moro scrisse 86 lettere alla famiglia, all'allora Papa Paolo VI e ai principali esponenti della DC, con cui sperava di aprisse una trattativa.

Strage di via Fani

Strage di via Fani

Giovanni Ricci (27-04-1966) e il figlio Domenico Ricci (05-01-1996). Rispettivamente figlio e nipote di Domenico Ricci, carabiniere della scorta dell'onorevole Aldo Moro ucciso nella strage di via Fani insieme al collega Oreste Leonardi e agli agenti della polizia Francesco Zizzi, Giulio Rivera e Raffaele Iozzino. Il giovane nipote del carabiniere ucciso nel sanguinoso agguato porta con orgoglio il nome del nonno.

Via Mario Fani 2011

Via Mario Fani 2011

La mattina del 16 marzo 1968, giorno in cui il nuovo governo guidato da Giulio Andreotti stava per essere presentato in Parlamento per ottenere la fiducia, l'auto che trasportava il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro dalla sua abitazione alla Camera di Deputati viene intercettata e bloccata in via Mario Fani a Roma da un commando delle Brigate Rosse che sequestrarò il presidente della DC uccidendo cinque uomini della sua scorta. Aldo moro viene ucciso dopo una prigionia di 55 giorni

Strage di Piazza della Loggia

Strage di Piazza della Loggia

Manlio Milani (3-11-1933). Manlio è il presidente dell'Associazione familiari vittime della strage di Piazza della Loggia. La moglie di Manlio, Livia Bottardi, ha perso la vita in quell'attentato terroristico. Pochi minuti prima della strage Lidia e Manlio si tenevano per mano, poi Lidia si allontanò di pochi metri per salutare alcuni colleghi ed amici insegnanti e fu travolta dallo scoppio.

Piazza della Loggia 2011

Piazza della Loggia 2011

Il 28 maggio del 1974 in Piazza della Loggia, durante una manifestazione contro il terrorismo neofascista, una bomba nascosta in un cestino dei rifiuti viene fatta esplodere provocando 8 morti e 102 feriti.

Strage del treno Italicus

Strage del treno Italicus

Elsa Zanetti Pasquina, nata a Bertinoro (6/01/1922), insieme al figlio Franco Sirotti (23/04/1960) e al nipote Nicolò Sirotti (28/06/1997) rispettivamente madre, fratello e nipote di Silver Sirotti ferroviere che perse la vita nella strage dell'Italicus. Silver era in servizio sul treno Italicus il giorno della strage. Morì, a 25 anni, per salvare alcuni passeggeri feriti. In seguito gli è stata conferita la medaglia d'oro al valor civile.

Stazione di San Benedetto V.S. 2011

Stazione di San Benedetto V.S. 2011

Il 4 agosto del 1974 un ordigno esplode sull'espresso Roma-Monaco di Baviera (treno Italicus), in prossimità dell'uscita dalla Grande Galleria dell'Appennino. In seguito allo scoppio violentissimo il convoglio, per forza d'inerzia, prosegue la sua corsa fermandosi a pochi metri dalla Stazione di S.Benedetto Val di Sambro. Il bilancio è di 12 morti e 44 feriti.

Strage di Gioia Tauro

Strage di Gioia Tauro

Tonino Perna, (28/01/1947), e la nipote Stefania De Gaetano (13/03/1974). Rispettivamente cugino e nipote di Gianni Aricò, uno dei cinque anarchici morti nel misterioso incidente stradale. Prima della sua partenza per Roma, Gianni aveva confidato al cugino Tonino di essere in possesso di documentazione riguardo alla strage di Gioia Tauro e di aver scoperto “cose che faranno tremare l'Italia”.

Stazione di Gioia Tauro 2011

Stazione di Gioia Tauro 2011

Il 22 luglio 1970 il treno direttissimo Palermo-Torino deraglia in prossimità della stazione di Gioia Tauro. Il bilancio è di 6 morti e 66 feriti. Dalle inchieste emerse che molto probabilmente una carica esplosiva aveva divelto i binari.

Strage di Piazza Fontana

Strage di Piazza Fontana

Paolo Dendena (10/09/1959), e la figlia Federica (23/09/1985). Paolo aveva 10 anni quando Pietro Dedenda, suo padre, perse la vita nella strage di Piazza Fontana. Insieme alla figlia Paolo fa parte dell'Associazione Familiari Vittime della strage di Piazza Fontana. Federica si è laureata in Giurisprudenza con una tesi sulla Strage di Piazza Fontana e da anni si batte, insieme all'Associazione dei familiari delle vittime della strage, per la verità e la giustizia.

Banca Nazionale Agricoltura 2011

Banca Nazionale Agricoltura 2011

Alle 16.37 del 12 dicembre 1969 un ordigno esplode nel salone gremito di gente della sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano, in Piazza Fontana. La strage è organizzata in modo da provocare il maggior numero di vittime. Non a caso infatti avviene durante il “mercato del venerdì” giorno in cui si riunivano preso la banca gli agricoltori delle province di Milano e Pavia per le contattazioni del mercato agricolo e del bestiame. L’esplosione provoca 16 morti e 88 feriti.

Strage di Portella della Ginestra

Strage di Portella della Ginestra

Moschetto Concetta (19/05/1932) e il nipote Vito Palermo (16/03/1998). Concetta è una superstite della Strage di Portella nella quale, appena quattordicenne, perse la madre Margherita Clesceri, mentre sua sorella, diciassettenne ed incinta di otto mesi, rimase ferita. Concetta racconta che quel giorno, mentre le famiglie dei braccianti salivano verso Portella i mafiosi del luogo dicevano: “Stanno salendo cantando e scenderanno piangendo". Vito è cresciuto ascoltando i racconti della nonna.

Portella della Ginestra 2011

Portella della Ginestra 2011

Il 1°maggio del 1947, una raffica di mitra si abbatte sulla folla inerme di circa duemila contadini che si erano riuniti nella vallata di Portella della Ginestra, a pochi chilometri da Palermo, per manifestare contro il latifondismo e festeggiare la vittoria del Blocco del Popolo alle elezioni regionali. Il bilancio di quella prima strage dell'Italia repubblicana è di 11 morti e 27 feriti.

 

 

© 2017 by MARIKA PUICHER PHOTOGRAPHER

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Stazione di San Benedetto V.S. 2011

Il 4 agosto del 1974 un ordigno esplode sull'espresso Roma-Monaco di Baviera (treno Italicus), in prossimità dell'uscita dalla Grande Galleria dell'Appennino. In seguito allo scoppio violentissimo il convoglio, per forza d'inerzia, prosegue la sua corsa fermandosi a pochi metri dalla Stazione di S.Benedetto Val di Sambro. Il bilancio è di 12 morti e 44 feriti.