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Taranto

 

La città dei veleni

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L'Ilva di Taranto rappresenta uno dei maggiori complessi industriali per la lavorazione dell'acciaio In Europa. Lo stabilimento siderurgico, grande due volte e mezzo la città di Taranto, sorge a ridosso del quartiere Tamburi e a pochi chilometri dal centro cittadino.

Già nel primi anni 80 l'Associazione Mondiale della sanità definì Taranto una città a grande rischio ambientale. Le analisi dell'Istituto Superiore di Sanità relative al periodo 2003-2008 sull'area intorno allo stabilimento confermano un aumento della mortalità del 10% rispetto a quella attesa, con un incremento dei tumori del 30% rispetto alla media nazionale. I quartieri più colpiti sono quello dei Tamburi - a ridosso dello stabilimento Ilva, Eni e Cementir - nel quale in ogni appattamento c'è almeno un malato di cancro e Paolo VI, costruito alla fine degli anni '60 per ospitare gli operai dell'Ilva. Tanto che un'ordinanza del sindaco dell'agosto 2012 vieterebbe ai bambini di giocare nelle aree verdi del quartiere Tamburi. Al problema inquinamento in queste zone si aggiunge il dramma della disoccupazione che ha portato ad un incremento dello spaccio e della delinquenza.

L'alto tasso di disoccupazione ha fatto si che per anni la maggior parte dei cittadini tarantini siano stati costretti a scegliere tra la vita ed una prospettiva lavorativa, tacendo di fronte allo scempio ambientale e alla morte portati dall'Ilva. Così dalla sua nascita il complesso siderurgico sta provocando centinaia di vittime innocenti con la complicità, le connivenze e le coperture di sindacati, politici e di dirigenti mossi solo dall'ottica del profitto a tutti i costi. Una strage silenziosa e troppo a lungo taciuta in una città stritolata tra il diritto alla salute e il diritto al lavoro.